Il problema dei topi e della loro presenza in ambienti pubblici e privati è fortemente sentito in ogni città italiana. Per questo motivo esiste una normativa specifica che obbliga e regolamenta la derattizzazione e che dal 2018 è stata modificata per essere più in linea con le reali esigenze igieniche dei cittadini e degli spazi pubblici. Scopriamo insieme, allora, quali modifiche ha subito la normativa sulla derattizzazione 2018.

Novità normative per derattizzazione

La prima normativa sulla derattizzazione alla quale si fa riferimento è quella numero 82 del 1924. Fin da quei tempi, infatti, era apparsa chiara a tutti la necessità di regolamentare le attività di disinfestazione e soprattutto derattizzazione. Per fortuna, però, da quel momento molta strada è stata fatta e tante sono le norme che si sono succedute per riuscire a regolamentare la derattizzazione e pianificarla nel tempo secondo le modalità migliori per assicurare pulizia a cittadini e ambienti pubblici.

Non esiste comunque una sola e univoca normativa che regolamenta l’attività di derattizzazione. Per avere un quadro completo si deve fare riferimento ad una serie di norme, ognuna delle quali regolamenta una certa area di attività. Ad esempio il D.M. 274/97 regolamenta i requisiti che devono possedere i professionisti che operano in questo settore.

Gli addetti alla derattizzazione devono possedere un titolo di studio adeguato e anche un attestato di qualifica di carattere tecnico. Inoltre devono avere requisiti morali, finanziari e tecnici oltre che essere iscritti in un apposito albo. Per quanto riguarda, invece, l’utilizzo di prodotti e materiali specifici, in Italia si fa riferimento alle normative UE che in tutta Europa regolamentano questo settore. In particolare, per la normativa sulla derattizzazione il 1° marzo 2018 è una data molto importante. Infatti da questa data anche l’Italia si è adeguata alla normativa europea ed ha adottato la nuova classificazione delle sostanze chimiche all’interno della quale ci sono novità che riguardano anche i rodenticidi, delle sostanze fino ad ora utilizzare per le disinfestazioni.

Secondo questa nuova norma, prodotti come il Bromadiolone, il Difenacoum oppure il Brodifacoum, che fino ad oggi erano prodotti di uso comune da sempre utilizzati per la derattizzazione anche fai da te, saranno considerati prodotti chimici pericolosi e per questo motivo la loro vendita sarà impedita a privati oppure ditte non esperte in derattizzazione. Inoltre su tutti i prodotti che contengono questi elementi chimici in una percentuale superiore allo 0,003%, verranno impresse sulle etichette le lettere H e P che sono identificativi proprio dei prodotti chimici pericolosi.

Gli obblighi di legge per la derattizzazione cambiano molto la situazione e pongono una serie di limitazioni che di fatto rendono le aziende specializzate nel settore le uniche che possono a pieno titolo occuparsi della derattizzazione. Nelle diverse regioni, però, potrebbero essere recepite in modo differente le novità apportate a partire dal primo marzo 2018 nell’ambito della derattizzazione proprio per l’autonomia di chi godono.

Un elemento che dovrebbe contraddistinguere ogni regolamento regionale, però, è quello dell’obbligatorietà del corso disinfestazione e derattizzazione 2018, proprio per riuscire a comprendere tutte le novità del settore, recependo le novità della materia legislativa. Fra i punti chiave di questa nuova normativa c’è dunque la tendenza verso soluzioni per la derattizzazione che siano più naturali e privilegino strumenti e prodotti che non prevedano l’impiego di prodotti chimici nocivi. In quest’ottica si inserisce anche l’utilizzo di trappole per topi a norma HACCP.

Si tratta di trappole che possono essere sia elettroniche che manuali e che si basano su un semplice meccanismo di cattura, attirando i topi all’interno delle trappole con esche naturali e appetitose per i roditori. Queste trappole sono pensate in maniera specifica per tutti gli ambienti ad uno ricettivo e ristorativo che sono sottoposti alla rigida normativa HACCP.

Quali sono le normative di derattizzazione per HACCP?

Oltre a cambiare in via generale la normativa in materia di derattizzazione, cambia nello specifico anche la derattizzazione per la normativa HACCP che si riferisce soprattutto ad ambienti ricettivi di ogni tipo e ai luoghi di ristorazione in particolare. Per riuscire a derattizzare i luoghi nel quale il cibo viene non solo conservato ma anche preparato occorre utilizzare molta cura e avere costanza nel compiere tutti i passaggi che assicurano una pulizia completa.

Innanzitutto occorre verificare che sia effettivamente in atto un’infestazione. Questa ipotesi può essere facilmente confermata o smentita dalla presenza di tracce di animali come escrementi di topo, urina ma anche imballaggi rosicchiati, fili elettrici mangiati e così via. La normativa 193/07 obbliga tutte le attività che prevedono la manipolazione degli alimenti a adottare un piano di prevenzione e una periodica derattizzazione per evitare che si crei una vera e propria infestazione.

La normativa obbliga soprattutto gli esercenti di ristoranti e non solo di attuare un costante e accurato monitoraggio dei roditori. In ambito HACCP la derattizzazione obbligatoria deve non solo essere periodica secondo cadenze stabilite dalla stessa norma ma anche alla compilazione della scheda monitoraggio infestanti HACCP che è un documento che serve per tenere traccia del tipo di derattizzazione che è stata eseguita. Ovviamente occorre non utilizzare prodotti chimici che possano essere nocivi per l’ambiente e per la salute dell’uomo.

Per questo motivo nei ristoranti e nelle trattorie di solito si privilegiano le trappole con esche naturali che possono essere blandamente velenose. La normativa impone che la derattizzazione venga effettuata in assenza dei dipendenti dell’attività ristorativa e ricettiva in quanto si vuole evitare in tutti i modi l’eventualità di un possibile contagio degli esseri umani oltre che dell’ambiente.

Anche nel caso della derattizzazione da effettuare secondo le regole dell’HACCP il consiglio è sempre quello di utilizzare delle trappole con esche che risultano essere il modo migliore non solo per catturare i ratti ma anche per eliminarli definitivamente. Ovviamente occorre che prima venga realizzata una dettagliata analisi del perimetro totale nonché vanno individuati i punti esca ossia le zone nelle quali devono essere posizionate le esche perché di sicuro transito dei ratti. Si possono individuare analizzando dettagliatamente le tracce che di solito i roditori lasciano al loro passaggio.

Un altro sistema che è consigliato quando si parla di derattizzazione secondo la normativa HACCP è quello che viene comunemente definito difesa integrata.

Poiché gli ambienti nei quali si manipola il cibo sono molto a rischio in quanto devono essere protetti da un eventuale accumulo di sostanze tossiche, allora si consiglia l’utilizzo di più sistemi di derattizzazione a basso impatto ambientale. Uno di questi è la carta collante atossica. Si tratta di un vero e proprio foglio di carta che deve essere posizionato sul pavimento nei punti trappola dove è certo il passaggio del roditore. Il topo resta invischiato sulla carta e può essere così definitivamente eliminato.

Nella derattizzazione integrata, dunque, secondo le normative introdotte dalla Comunità Europea, ci si approccia ad un metodo più ecologico e sicuramente meno pericoloso sia per quanto riguarda l’uomo che l’ambiente. Questo sistema, però, prevede una grande conoscenza dell’organismo biologico da contrastare, conoscenza che di solito è posseduta dai professionisti del settore.

Quali sono le normative di derattizzazione per gli edifici pubblici?

Anche gli ambienti pubblici possono essere a rischio di infestazione di topi. Ovviamente nel caso ciò accada si deve essere in grado di contrastare efficacemente il problema e risolverlo totalmente. La normativa per la disinfestazione degli uffici pubblici è molto chiara in materia.

Anche in questo caso, infatti, è fatto divieto assoluto di procedere in autonomia ma occorre rivolgersi a professionisti del settore che sono gli unici autorizzati al trattamento e all’esecuzione della derattizzazione. In particolare i privati cittadini, e quindi anche i dipendenti pubblici, non possono manipolare né abbandonare nel perimetro dell’edificio esche o bocconi avvelenati destinati ai topi: il rischio che qualcun’altro possa toccare le esche con gravi conseguenze è davvero troppo alto.

La normativa in materia è molto rigida anche sulle procedure di esecuzione. Ad esempio la derattizzazione dei luoghi pubblici deve essere eseguita soltanto negli orari nei quali i dipendenti non sono presenti e le esche vanno necessariamente piazzate nei luoghi nei quali è certo il passaggio del roditore, senza abbandonarle indiscriminatamente.

Una volta terminata l’opera di derattizzazione deve essere eseguita una bonifica degli ambienti, rimuovendo non solo le carcasse dei roditori morti ma anche le eventuali esche che non sono state utilizzate e le trappole che sono state lasciate nel perimetro dell’edificio. Pure nel caso della derattizzazione di edifici pubblici la norma consiglia sempre l’utilizzo di una forma di derattizzazione integrata, con il minor impiego possibile di prodotti chimici ma privilegiando soprattutto le tecniche di derattizzazione più eco-friendly.

Anche per la derattizzazione nelle scuole la normativa che regola l’operazione è molto chiara al riguardo. Infatti pure in questo caso l’attività può essere eseguita esclusivamente da personale specializzato che abbia specifica autorizzazione all’operazione. Inoltre prima di procedere occorre che lo staff dell’azienda incaricata faccia un’attenta valutazione degli ambienti perché devono essere individuate le zone di passaggio dei roditori, le uniche nelle quali potranno essere posizionate le esche. Una volta individuate e allontanati alunni, professori e chiunque dall’edificio scolastico, è possibile procedere con la derattizzazione che deve essere eseguita secondo le più recenti normative in vigore dal primo marzo 2018.

Spazio, dunque, all’utilizzo di esche e di altri prodotti naturali, amici dell’ambiente e con un basso indice di prodotti chimici classificati con le lettere H e P. La ditta incaricata della disinfestazione deve anche provvedere alla bonifica degli ambienti una volta terminata l’operazione, con la rimozione di esche e spoglie dei roditori morti.

Inoltre le scuole, così come tutti gli altri edifici pubblici, sono obbligati ad effettuare periodici monitoraggi per riuscire a prevenire eventuali altre infestazioni. È importante ricordare come i topi siano animali potenzialmente molto pericolosi perché sono portatori di pulci che diffondono malattie mortali.

Alunni e professori, dunque, devono prontamente denunciare la presenza di topi all’interno degli istituti scolastici, richiedendo un’immediata derattizzazione che deve essere preferibilmente effettuata entro 48 ore dal primo avvistamento dei roditori o delle loro tracce. Solo in questo modo si può effettuare una concreta lotta per debellare la presenza di topi.

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